Drop a Line Phil
Ore 7.37. Oggi ancora banchetti con Perilmondo. Prima però devo andare a fare lezione. Intanto mi infastidisco con le foto delle figlie di Brian Eno. Masse adolescenziali in viaggio alla conquista del niente luccicante. Banalità del mondo, banalità degli ormoni (in fondo tutti noi da lì veniamo). Mi dirò: mi interessa poco.
Ancora al lavoro sulle tracce di Reteplurima 2012, già abbondantemente pubblicizzate in un post altrove. Dopo gli oscuri studi alchemici sulle campanelle del gamelan giavanese, un'elucubrazione a base di esplosioni orchestrali e cori modificati con un bordone di suoni di sintesi, il tutto organizzato in senso spaziale. La inserirò in Soundcloud a breve, per quanto sia una demo a tutti gli effetti. Adoro le sfumature che miscelano canale destro e sinistro. Questa suona come un grande rituale.
Scienza deglio orari. Cioè: l'arte di fare le cose in momenti estremamente precisi, per farsele piacere. Questo mi succede con la barba. Non odio farmi la barba. Odio trovare il tempo per farmi la barba. In generale odio trovare il tempo per fare le cose.
Devo andare a tagliarmi i capelli.
Non solo. Devo anche organizzarmi per andare da Ada-Lab e divertirmi un poco. Di solito a Vicenza, quando vado, piove a dirotto.
Ore 8.12. Mi vesto.
Mi sono fatto un regalino. Costa molto, molto meno di quello che vale. Si tratta di una flex fountain pen prodotta in America da una ditta estremamente interessante, la Noodler's. Ciò che adoro della filosofia di questa ditta è il totale rifiuto delle cartucce per ragioni ecologiche, e il riferimento alla scrittura come ad una prassi da mantenere identica a quella vittoriana. Questo significa essenzialmente il ritorno, appunto, al "flex nib", al pennino che permette di variare manualmente la larghezza del tratto.
Parole di noti autori di canzoni americani
musicate da Philip Glass.
Ci fosse una volta che a Vicenza non piove di domenica.
Immaginiamocelo espresso in poesia; anzi, in un poema.
Curioso notarlo: in inglese è detto nello stesso modo.
Lo stesso ciò che da noi è
diverso; diverso ciò che da noi è
lo stesso.
Una girl now, actual, smalto celeste verde scrostato, girl "non zuccherare mescolare bene bere così com'è", i-girl-phone-pad, now, actual
— Filippo Albertin (@philthegeek75) November 11, 2012
Tra ieri e oggi (più oggi, però) Padova è entrata in una sorta di nebulosa grigia carica di umidità e pioggia battente. Temperatura in diminuzione, e io ho perso l'ennesimo ombrello. Mi infastidiscono molto gli ombrelli, chi mi conosce lo avrà capito. Li poso da qualche parte e li dimentico (quest'ultimo appeso a una cancellata vicina a dove sta un mio allievo). Dovrò fare scorta all'IKEA: non hanno il manico uncinato, ma costano due euro l'uno, molto colorati, insomma, ok, vado, ora vado.
Non odio le etichette per ciò che mostrano come rappresentativo, ma per ciò che non mostrano in quanto a loro dire non rappresentativo.
— Filippo Albertin (@philthegeek75) October 22, 2012
Un poco stanco. Clima strano. Ora per esempio c'è pure il sole, dopo una pioggia abbastanza uniforme da ieri a stamattina. Ho scaricato un film britannico del 1988 dal titolo Senza Indizio, con Michael Caine e Ben Kingsley. Sarà un mio strumento di relax, ma solo dopo essere andato a vedere più nel dettaglio gli spazi della ex scuola all'incrocio tra via Venezia e via Giolitti.